Caiarossa: il vino biodinamico regna tra i filari

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Si segue il calendario lunare nell’azienda pisana dove la cantina è stata realizzata seguendo i dettami del Feng Shui

Tra gli strumenti principali utilizzati a Caiarossa c?è l?uso di preparati biodinamici al posto di fertilizzanti, l?uso del calendario lunare e planetario per le operazioni di coltura, la scelta di attuare lavorazioni intensive ma non distruttive del terreno (trattori piccoli e iperleggeri per passare tra i filari) e l?impiego di trattamenti antiparassitari limitati a bassi dosaggi di rame (25% di quello autorizzato bio/CE) e di zolfo con infusioni di ortica, salice, camomilla ed equisethum Da un lato uno spiccato senso per l’eterogeneità dei vitigni impiantati, ben 11 varietà. Dall’altro una filosofia che si può racchiudere nel motto “Ciò che vive ha bisogno di ciò che è vivo”. Per non parlare dei criteri feng-shui che hanno ispirato la realizzazione della cantina. La tenuta Caiarossa – immersa nella natura della Val di Cecina, sulla costa toscana – rappresenta davvero una delle soluzioni più felici di armonia tra il sistema terra, vite e uomo. Nascosta da una strada sterrata e una curva, la cantina si rivela d’improvviso sul fianco delle colline di Riparbella (Pisa) a a vegliare i suoi 14 ettari di vigneti, che ruotano a ventaglio intorno ad essa e da cui si ricavano un bianco e due vini rossi, Caiarossa e Pergolaia. All’interno c’è il Sangiovese, naturalmente, ma non è l’unico protagonista: qui da anni convivono – ognuno nel suolo che più gli si addice – 11 varietà (Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Syrah, Grenache, Mourvèdre per i rossi; Chardonnay, Viognier e Petit Manseng per i bianchi). Quando la cantina è passata nelle mani dell’attuale proprietario, l’imprenditore olandese Eric Albada Jelgersma, è stata effettuata un’attenta analisi geologica per conoscere nel dettaglio le potenzialità dei suoli, che ha mostrato un panorama estremamente variegato. E così al Sangiovese sono andati, secondo la sua natura, i terreni più sassosi; al Merlot le parcelle con la maggior percentuale di argilla; ai Cabernet sono state assegnate le zone più alte e così via, creando un mosaico preciso che assegna alle viti i giusti suoli. La prevalenza è per i vitigni alloctoni – almeno per la Toscana, non certo per l’esperienza francese di Jelgersma – e mentre Cabernet, Merlot, Petit Verdot o Syrah sono ormai coltivati in questa zona da diversi decenni, Caiarossa ha voluto rompere le tradizioni introducendo anche alcune varietà nuove per la regione (il Mourvèdre originario del sud della Francia, il Viognier tipico di Condrieu, nella valle del Rodano, e il Petit Manseng proveniente dal sud est della Francia). A questa eterogeneità – o meglio “ricchezza di diversità”, come spiega l’enologo Dominique Genot – corrisponde omogeneità di metodo e di impianto. “La decisione di abbracciare i principi della produzione biodinamica è nata con l’idea stessa di Caiarossa, già dai precedenti proprietari: un modo di approcciare al vino che corrisponde a una visione olistica della vita e dell’azienda, concepita in relazione al suo ambiente, dal vigneto fino alla Terra e al cosmo. Questa visione globale – aggiunge – consente di operare con gli elementi minerali, vegetali e animali in modo da inserirsi nei fenomeni della natura in modo mirato e rispettoso senza danneggiare, impoverire o inquinare ma, anzi, vitalizzando l’ambiente e migliorando la struttura del suolo”. Tra gli strumenti principali utilizzati a Caiarossa c’è l’uso di preparati biodinamici al posto di fertilizzanti, l’uso del calendario lunare e planetario per le operazioni di coltura, la scelta di attuare lavorazioni intensive ma non distruttive del terreno (trattori piccoli e iperleggeri per passare tra i filari) e l’impiego di trattamenti antiparassitari limitati a bassi dosaggi di rame (25% di quello autorizzato bio/CE) e di zolfo con infusioni di ortica, salice, camomilla ed equisethum. La vite, insomma, è messa in equilibrio col suo ecosistema ed è in grado di  ricambiare con uve e vini sopra la media. Un cenno merita poi la cantina, rosso mattone come la “ghiaia rossa” che dà il nome all’azienda, in passato parte dei vasti possedimenti della nobile famiglia degli Albizi. Perché se la biodinamica regna tra i filari, in cantina l’ispirazione viene dall’architettura geo-biologica e anche dalla disciplina del Feng Shui. La progettazione, ad esempio, sfrutta la pendenza naturale del suolo: l’ingresso delle uve è a monte, orientato verso il sorgere del sole.

Azienda Caiarossa – Loc. Serra all’ Olio 59 – 56046 Riparbella (Pi) Toscana – Tel:0586.699.016 – Fax:0586.696.749 – www.caiarossa.com

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