Tre trucchetti per risparmiare sulla spesa

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Mangiare bene spendendo poco è un’utopia? No, basta saper fare la spesa. Ecco tre trucchetti per imparare a farlo

Mangia bene e spendi poco: sembra un claim pubblicitario e invece tutto questo è possibile stando attenti a ciò che si acquista e a dove lo si acquista. Andiamo a scoprire come

Mangiare bene spendendo poco è un’utopia?
No, basta saper fare la spesa.
Prima di tutto, torniamo a consigliare la spesa dai mercati contadini, dove con 10 euro potrai riempire la sporta della spesa. E poi esistono dei trucchetti speciali che vogliamo svelarvi in questo post.

Prima regola: segnare tutto
Farsi un taccuino delle spese, anche quella minima, un caffé o una brioche. Alla fine del mese fate il calcolo di quanto aperitivi, caffettini&Co. appesantiscano l’economia familiare!

Seconda regola: al supermercato, imparate a leggere gli ingredienti
Quando in mano avrete una confezione di qualsiasi alimento, saltate a pie’ pari il nome del prodotto ed eventuali sottotitoli prendi-allodole: ‘Yogurt **** – Quello che ti fa dimagrire davvero’. Andate al centro del problema: come è stato prodotto? Con quali tecniche? Cosa contiene? Dove è stato prodotto?
Passiamo agli ingredienti: l’elenco è in ordine decrescente di quantità, i primi ingredienti a essere riportati in etichetta sono quelli in proporzione maggiore. Scoprirete cose…
Tutti gli additivi sono indicati con la lettera E, e servono per addizionare gli alimenti di sostanza estranee all’alimento medesimo, conservanti, coloranti, aromi (sostanze chimiche create in laboratorio che hanno le medesime caratteristiche della sostanza naturale).
Per scoprire la provenienza, molto utile è il codice a barre: se le prime due cifre corrispondono al numero 80, significa che quel prodotto è stato fatto da un italiano.
Cosa c’entra il risparmio con il saper leggere l’etichetta? C’entra perché vi accorgerete che gli ingredienti di un cibo ‘di marca’ o particolarmente costoso sono proprio gli stessi di uno non di marca e che, quindi, tanto vale acquistare quello più economico. Ci aiuta a essere più consapevoli.

Terza regola: considerate solo il prezzo al chilo e non quello della confezione
La vaschetta di peperoni che ho tra le mani mi sembra abbordabile… Poi scendo in etichetta e mi accordo di quanto costa al chilo: UN SALASSO!
È allora il momento di metter giù la vaschetta e andare a controllare il costo al chilo di quei peperoni sfusi del mercato o nel reparto frutta e verdura, o semplicemente accertarsi che quello che sto per mettermi nel carrello abbia davvero una convenienza chilo-quantità.  
E questo ragionamento vale soprattutto per i prodotti ‘in offerta speciale’, che di speciale hanno ben poco. Al chilo questi prodotti costano, molto spesso, più di quelli non in offerta. Altra domanda importante da porsi è: mi serve davvero questo 3×2? O mi riempio solo la casa di cose che andranno a finire nel cestino?
Consigliamo un buon metodo in tal senso: ogni volta che buttate qualcosa, al posto di quel ‘qualcosa’ immaginate una banconota da 5 euro…

Quarta regola: su quali scaffali guardare?
I prodotti che trovate sulle scaffalature dei supermercati, quelli ad altezza sguardo, sono i più costosi: ed è per questo motivo che vengono messi lì. Lo sguardo cade proprio in quel punto e, giocando sul poco tempo che ci rimane per fare la spesa, acquistiamo proprio quel prodotto. E spesso sono i bambini a essere ‘colpiti’ da questa strategia: avete notato che gli alimenti più malsani sono posizionati proprio lì?
Negli scaffali più in basso o in alto troviamo, invece, prodotti con costi minori e, spesso, di maggior qualità.  

Quinta regola: virgola 99, non è un prezzo, ma una strategia
Il famoso prezzo 2,99 euro, 3,99 euro, 60,99 euro, è questione di memorizzazione.
Infatti, l’arrotondamento verso l’alto implica uno sforzo maggiore da parte della nostra mente: il nostro cervello legge solo la prima cifra indicata (nel caso di 2,99 euro, il nostro cervello legge 2 e non il ,99). potrebbe quindi esservi capitato di acquistare 150 fette biscottate a 2,99 e di averne escluse altre, poniamo 180 gr solo perché costavano 3,00 euro.   

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