T ra Lucania, Sannio e Abruzzo era coltivato, e per piccole superfici terriere lo è ancora oggi, un tipo di grano Khorasan, Triticum Polonicum, il cui nome è Saragolla.
Questo è un grano molto simile a quello della Kamut, per cui la domanda nasce spontanea: visto che anche in Italia abbiamo delle qualità autoctone molto simili, per quale motivo dovremmo acquistare grano Kamut e suoi derivati?
Non c'è un motivo reale, tranne forse il fatto che la capillarità distributiva – e di marketing – dell'azienda americana è davvero notevole.
Questa questione è stata anche sollevata dai Gruppi D'Acquisto Solidale che hanno preferito rinunciare o limitare le farine della Kamut, cercando piuttosto sul territorio antiche varietà come la Saragolla. Questo per vari motivi: perché privatizzare un seme è un'azione che solleva dubbi e interrogativi; perché un cerale a km 0 è da preferire a uno che giunge dall'altro capo del mondo; perché un cereale autoctono, come qualsiasi altro prodotto, aiuta un agricoltore locale e il territorio locale che si riappropria di biodiversità e tradizione.
Inoltre, vogliamo ricordarvi che sono molti i grani di origine antica che in Italia si sta cercando di recuperare: per citarne solo alcuni, il grano Verna o il Senatore Cappelli.
Ma cerchiamo di capire che cos'è il grano della Kamut che non è il nome del cereale ma, bensì, il marchio con il quale un'azienda americana del Montana, la Kamut International ltd, produce e commercializza una varietà di frumento, il Triticum turgidum ssp. Turanicum.
Il nome popolare del Triticum turgidum ssp. Turanicum è grano rosso khorasan di origine iraniana ed ha caratteristiche simili agli altri grani "dicocchi" esistenti, come il farro (Triticum dicoccum) o il grano duro (Triticum durum o Triticum turgidum).
I primissimi 32 semi dai quali è partita tutta la storia della Kamut International furono regalati a Earl Dedman, aviatore americano, da un amico in spedizione in Egitto. Erano semi “puri”, mai modificati dall'uomo, non ibridati.
E puri sono arrivati fino ad oggi grazie a un lavoro di conservazione e coltivazione da parte della stessa Kamut International, almeno questo è ciò che l'azienda dichiara quando si parla della diversità tra il khorasan in commercio e quello da essa prodotto.
Il marchio è stato registrato nel 1991 con una precisa regola: solo il grano della varietà Turgidum ssp. Turanicum, coltivato da agricoltori associati, selezionati e con il seme distribuito loro dall'azienda medesima, poteva chiamarsi Kamut.
Tutti i terreni coltivati con Khorasan Kamut si trovano nel Nord America, Montana, Alberta e Saskatchewan: qui, aria, acqua e terra raggiungono un grado di perfezione tale da poter dare vita a questa peculiare varietà cerealicola.
Sul sito della Kamut International, www.kamut.com/it, si possono leggere alcune delle regole e caratteristiche che la coltivazione e la resa deve avere:
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